Come sei entrato in contatto con Commit e qual’è stato il tuo percorso all interno dell azienda?

Sono entrata in Commit subito dopo il master in Ingegneria Informatica che ho fatto all’Università di Ingegneria di Pisa.

Uno dei miei professori conosceva uno dei soci di Commit Software, Davide Rogai, e mi ha suggerito di fare il tirocinio nella sua azienda. 

Dopo il tirocinio, visti i risultati ottenuti e le relazioni consolidate, mi hanno proposto di continuare a lavorare con loro ed eccomi ancora qui, ormai dopo 7 anni!

 

Come sei arrivata a ricoprire il ruolo in cui sei oggi? 

Durante gli anni ho lavorato presso diversi clienti come consulente esterno. 

Tutte queste esperienze, in ambiti vari, con colleghi sempre diversi, mi hanno portato a ricoprire il ruolo in cui mi trovo oggi. 

Attualmente lavoro come consulente esterno in Autostrade Tech, ormai da quasi 5 anni. 

Lì, oltre a fare parte dei vari team di sviluppo, sono anche l’assistente del project manager.

 

La parte più difficile del tuo lavoro? 

Organizzare bene i tempi di sviluppo tenendo a mente i caratteri diversi e la diversa cultura lavorativa delle persone. 

Non tutti hanno lo stesso approccio, quindi è importante trovare una chiave efficace per far funzionare il team nel migliore dei modi.

 

Qual’é, in ambito lavorativo, la cosa più gratificante da fare per te? 

Sicuramente dare una mano ai nuovi colleghi che entrano a fare parte della squadra e fare formazione per gli utenti finali sul software sviluppato da me e dal mio team. 

Quando vedo che il progetto prende vita e effettivamente diventa utile per numerose persone è sempre una grande soddisfazione. È lì che tutti gli sforzi fatti durante lo sviluppo, con tutti i problemi possibili riscontrati prima del risultato finale, vengono ripagati con la gioia.

 

La prima cosa che fai quando arrivi sul posto di lavoro?

La prima cosa è un caffè insieme ai colleghi!

Secondo me è un buon modo per capire che aria tira in ufficio per poi organizzare al meglio la giornata. Ovviamente mi serve anche per non dormire in piedi!

 

Che consiglio potresti dare a un giovane che volesse intraprendere il tuo stesso percorso lavorativo? 

Il mio consiglio è quello di essere curiosi su ciò che vi accade intorno e di essere pronti a captare quanti più consigli e informazioni possibili.

Siate pronti ad accettare le sfide che verranno ed i numerosi punti di vista contrastanti, non abbassate mai la testa, anche quando le cose non andranno benissimo e divertitevi!

Senza divertimento il lavoro non può dare soddisfazione!

 

Quanto e com’è cambiato il tuo lavoro con la pandemia? 

A dire il vero, fortunatamente, il mio lavoro non è cambiato molto, da casa riesco a fare le stesse cose che facevo in ufficio.

Non è stato facile, visto le distanze, coordinarsi con il team: stare lontani dai colleghi e non averli vicini durante l’arco della giornata implica un grosso allungamento dei tempi, per fortuna, grazie a un’efficiente organizzazione e a una grande disponibilità da parte di tutti, siamo riusciti a proseguire con i vari progetti senza troppi problemi.

Spero che questo periodo passi presto così da poter tornare in ufficio, rivedere tutti e fare due chiacchiere davanti alla nostra amata macchinetta del caffè!

 

Hai hobbies o pratichi sport nel tempo libero? 

Prima di arrivare in Italia, quindi parlo di 10 anni fa, andavo a scuola di ballo e mi piaceva molto.

Mi piacerebbe un giorno ricominciare, però per adesso preferisco spendere il tempo libero tra la mia famiglia e i miei amici!

 

Raccontaci del progetto più sfidante su cui hai lavorato!

Direi che tutti i progetti su quali ho lavorato sono stati in qualche modo una sfida per me.

Il più grande su cui abbia mai lavorato è stato un progetto gestito da me in collaborazione con altri colleghi di Autostrade Tech: una soluzione per gestire le varie attrezzature invernali di ASPI, utilizzabile in tutta l’Italia.

Abbiamo dovuto fare un piano di lavoro ordinato e ricco di dettagli; c’era la necessità di digitalizzare tutte quelle operazioni e registrazioni che si facevano su carta per l’ispezione di ogni attrezzatura!

Poi dovevamo coordinarci al meglio con il cliente, proporre le soluzioni giuste per le problematiche riscontrate e convincerlo delle scelte fatte!

 

Com’è stato crescere e far carriere in un settore lavorativo che fino a pochi anni fa aveva una minoranza di quote rosa?

All’inizio non è stato semplice, ma dopo poco tempo mi ci sono abituata.
Spesso mi sono quasi sentita “privilegiata”: essendo una delle poche o, in alcuni casi, l’unica donna nei vari ambienti lavorativi che frequentavo, i miei colleghi si sono sempre rivelati disponibili a aiutarmi.
Questo mi ha permesso in poco tempo di accrescere le mie conoscenze e migliorare.
Ormai sono abituata a lavorare in un team “al maschile” e mi trovo sempre a mio agio!